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Bollettino sì, bollettino no, bollettino bum

Posted: Gennaio 12th, 2022 | Author: | Filed under: Critica | Tags: , | Commenti disabilitati su Bollettino sì, bollettino no, bollettino bum

Giusto due righe, tanto per buttarla lì, non aspettatevi qualcosa di approfondito perché ammetto profondissima ignoranza in merito.

La notizia è che l’infettivologo Bassetti avrebbe espresso la preferenza di vedere il bollettino dei contagi pubblicato non più ogni giorno, bensì una volta a settimana in forma commentata. A sua detta, la modalità di esposizione e comunicazione dei dati sarebbe «ansiogena» e basta, poiché non fornisce alcun dato concreto; inoltre, egli avanza il sospetto che nella conta dei positivi vi siano casi equivoci di persone ricoverate per altre patologie che poi «al tampone risultano positive».

Prima di tutto, dico la mia: sarebbe ora che levassero la conta quotidiana, avrebbero dovuto farlo già due anni fa. In questo periodo di tempo, restrizioni permettendo, ho avuto modo di confrontarmi con tantissimi e tantissime che hanno trovato asfissiante la pubblicazione quotidiana del bollettino COVID. Parlando della mia ristretta cerchia di contatti, non sono state poche le volte in cui ho visto assieme a loro quanto fosse diventato facile paragonare il bollettino alla stregua delle notizie dal fronte, i morti come vittime da raccontare solo in toni da eulogia. Ancora adesso ricordo quanto scritto a chiusura di un editoriale stucchevole di Giornalettismo, pubblicato il 15 ottobre:

Sarebbe una banalità citare Game of Thrones e l’inverno che sta arrivando. Ma c’è questa sensazione di assenza di primavera nell’anima che ci fa piangere [.] Non vogliamo tornare a trascorrere le nostre giornate aspettando le sentenze delle 18.

È un paragone che si è visto prendere le redini del discorso pubblico a tal punto che certe espressioni mutuate dal linguaggio militare sono ora in gran spolvero. Una cosa cavalcata perfino da Mario Monti: ci si è resi conto di combattere una guerra con il famoso “nemico invisible”, e poiché «in nessun paese» è stata applicata una «politica di comunicazione adatta [a questa] guerra», ha invocato «modalità meno democratiche» nella diffusione delle informazioni, ovvero scelte che coniughino limitazioni o restrizioni imposte dall’alto con il diritto di cronaca.

Per carità, ho pensato anche io qualcosa di simile. Poche settimane dopo l’inizio della pandemia, chattando in un gruppo Telegram poi abbandonato, avevo avanzato il desiderio di vedere ridotto il numero di notizie date da tutti i quotidiani. È stato un pensiero liberticida, ma vedendo quale sia il chicco di verità che ha germinato la zizzania dell’idea infame, scopro che forse c’è bisogno di tutt’altro. Tornando a quanto scritto sopra – le «sentenze delle 18» – non è stato fatto molto per evitare che tutti e tutte cadessero in questo tranello mentale. La verità, a mio avviso, è che sarebbe servito tutt’altro: non c’è bisogno di restrizioni sulle notizie, ma espansioni ed emancipazioni della popolazione; ci vorrebbero ripari da una comunicazione ossessionata dal morto e strumenti di rinnovo di stabilità emotiva. Strumenti accessibili a tutti e tutte, per davvero, senza l’intralcio della barriera tecnologica: se la frase “installare un plugin sul browser Internet per bypassare il paywall” vi fa spavento se doveste spiegarne la procedura a qualcun*, avrete capito cosa intendo dire.

Tanto per dirne una, sarebbe davvero facile criticare chi, come fanno troppi nell’infosfera italiana e mondiale, sguazza in queste notizie a getto continuo. La scusa è quella del (sacrosanto) diritto di cronaca, che rivela l’obbligo dover informare i lettori. La ragione è che imponendo un paywall, si è divisa la popolazione tra lettori assidui causa terrore di restare tagliati fuori, e persone mai informate. Risulta ovvio, almeno per me, che i giornalisti scelgano di mantenere informato chi è già informato, perché quando parlano di “diritto di cronaca” lo intendono solo per chi paga tre euro al mese – tutte le testate del gruppo editoriale incluse – per leggere un solo, striminzito articolo al giorno. Tutto per vedere la propria ignoranza “guarita”, perché trattata alla stregua di una malattia peggiore del COVID. (Perché le notizie fondate sono solo sui giornali a pagamento…)

Ho visto tantissimi e tantissime tra i miei contatti – su Mastodon come nella vita reale – faticare a trovare serenità in questi tempi di guerra, specie quando per parecchi mesi il tempo libero è stato speso come distrazione tra un bollettino e l’altro. Il caro Robotnik l’ha detto chiaro e tondo, e qui parafraso: se di guerra si va parlando, tanto vale mandare al fronte gente preparata con gli strumenti adeguati alla portata della battaglia da affrontare. Aggiungiamoci la stabilità psicologica ed emotiva tra le “armi” da possedere, e non mi sento di dissentire.

Sempre a titolo personale, ritengo che la pubblicazione quotidiana sia contraria allo scopo, perché restituisce l’idea nella persona media che stia andando tutto a rotoli, portandola ad adoperare tattiche e strategie configurabili nell’interiorizzazione del lockdown, come mi ha insegnato CaGi (seguitelo!). Ne ho già parlato in precedenza, ma sono sicuro che chi sta leggendo queste righe ricorderà le notizie, trattate in modo fugace, sull’aumento di casi di delazione verso chi si presumeva non rispettasse le restrizioni imposte. Gente che denunciava presunte feste nascoste, calunniando chi aveva avuto la sola pretesa di alzare un poco il volume della musica del proprio stereo; gente che scendeva per strada per permettere al cane di fare i bisogni, per poi ritrovarsi denunciata da vicini paranoici. Al netto delle iperboli e delle classiche bufale, ci sono fatti accaduti che non possono essere trascurati perché alimentati dalla «comunicazione di guerra» intorno ai bollettini.

Quanto all’esito, per quanto speri nella rimodulazione di queste pubblicazioni, forse resterà tutto così. Scommetto sarà già iniziata la battaglia delle confutazioni da parte dei giornali, pronti a portare acqua al mulino dello status quo dei bollettini quotidiani, a colpi di opinioni corroborate di eminenze prima sconosciute; dopotutto, la comunicazione quotidiana è funzionale a un governo che conosce solo il bastone e la carota per educare.

Se poi dovessero portare i bollettini da quotidiani a settimanali, temo sarà solo per favorire il consumo e accontentare i fiabeschi “imprenditori onesti piegati dalla crisi e dal COVID”. Perché alla fine mica sono come i no vax, che non portano soldi all’economia mondiale…


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